Ultima modifica: 21 Giugno 2020

Lettera delle maestre della scuola dell’Infanzia

“Liberare speranze per una nuova cultura umana dell’infanzia…se volete una ragione, essa si regge su una grande nostalgia del futuro e dell’umano…Forse più di una nostalgia del passato, abbiamo bisogno di una nostalgia del futuro.

I bambini, i bambini che ci sono e i bambini che verranno, ci aspettano là dove la nostalgia del futuro è capace di arrivare e ci fanno sperare di poterci arrivare”.

(Loris Malaguzzi, 1995)

 

A volte desideriamo cose che abbiamo perduto e che vorremmo riavere, perché i desideri e le attese sono intrisi di futuro, ma anche di passato. Vorrei fare l’elogio alla nostalgia, la quale si nutre di un passato, ma è anche capace di trasformarlo per dargli senso. La nostalgia non è rimpianto! Si rimpiange qualcosa che non è più. Nella nostalgia, invece, sopravvivono le tracce di un attesa, di una speranza, che danno un senso alle cose perdute. La nostalgia potremmo definirla quasi come compagna di strada che addolcisce e lenisce il presente, ci aiuta a vivere, e a resistere all’assenza delle persone e di luoghi che abbiamo amato. La nostalgia si accompagna al ricordo. RICORDARE ha a che fare con la memoria e col cuore (cor, cordis), ricordare ciò che è stato, fare memoria per capire ciò che siamo, ciò che ci ha dato forma, e per capire quello che sono gli altri. Le emozioni dicono quello che avviene in noi, le emozioni sono forme di conoscenza ed è necessario accoglierle e farle emergere ogni volta che ne sentiamo la necessità. La nostalgia è una delle emozioni che ci accompagna per tutta la vita. Per questo motivo la ricerca della nostalgia è una necessità. La fonte della nostalgia è l’esperienza vissuta, le occasioni, le situazioni, le immagini, i paesaggi, i volti, i gesti, le tristezze e i sorrisi che hanno riempito di sé le varie tappe della nostra vita, e che continuando a vivere nella memoria e nell’anima, ci sembrano, a volte, ancora reali. La nostalgia è inno di speranza e di futuro: il percorso che i bambini, tutti, hanno fatto fin qui, tutto quello che abbiamo costruito è lì, non è sparito. Le esperienze che hanno vissuto sono come un grande iceberg, riusciamo a vederne solo la punta. Ma sotto, che meraviglia, c’è tutto il lavoro interiore, invisibile ai nostri occhi, che i bambini hanno fatto, che fanno in ogni momento della loro vita: tutta la loro competenza, costruita e in via di costruzione, si nasconde agli occhi, è invisibile, ma prosegue perché questo è il compito della vita. Noi adulti abbiamo solo gettato dei semi, e i frutti si potranno vedere molto più avanti. Forse li raccoglieranno altri, o forse, più semplicemente i bambini li mostreranno a sé e al mondo quando saranno pronti.

Quante cose hanno fatto i bambini nel tempo della scuola? Tantissime: hanno imparato a stare con gli altri costruendo relazioni di fiducia e di aiuto reciproco, si sono presi cura dell’ambiente, hanno osservato la natura, hanno sperimentato con il corpo e con le mani, hanno formulato ipotesi e sostenuto tesi, hanno litigato e fatto pace, hanno elaborato strategie, hanno colto il possibile e l’impossibile, hanno immaginato, verificato, hanno viaggiato con la fantasia, hanno pianto e hanno riso, hanno giocato coi numeri e le lettere, con le parole e le frasi, con le canzoni e le filastrocche, hanno ascoltato libri e fiabe, hanno fatto gli equilibristi sui tronchi e costruito capanne tra le piante, hanno saltato, corso, raffinato i loro movimenti, hanno guardato le nuvole e attraversato il vento, hanno travasato sabbia e saltato nelle pozzanghere, hanno raccolto fiori e innaffiato l’orto, hanno lavorato sulla costruzione della propria autonomia e libertà, hanno costruito il loro pensiero critico affermando la loro identità…insomma è il tempo che hanno vissuto in quel presente. Sono tutte esperienze che rimarranno in memoria e che affioreranno di tanto in tanto con nostalgia, esperienze che hanno costruito e favorito le loro competenze, che li hanno resi ciò che sono ora, in questo momento preciso della loro vita.

Noi maestre eravamo lì, accanto, a sostenerli, ad aiutarli, ad ascoltarli. Ci siamo stupite con loro, siamo “cresciute” anche noi, ma la crescita della parte sommersa dell’iceberg è stata esclusiva di ogni singolo bambino. Tutto ciò non è andato perduto, certamente non è un tempo che tornerà, ma è un tempo che potremo ricordare. Sarà quel tempo, nostalgicamente, a fare memoria per il nostro futuro. Anche questo tempo “galleggiante” (anche l’iceberg galleggia!), che ci ha costretti ad allontanarci dalle nostre routine, è stato un tempo di conoscenza, magari non sociale, ma certamente affettiva ed emotiva. I bambini anche in questo tempo hanno conosciuto,vissuto ed imparato “altro”. Un “altro” non meno profondo dell’esperienza scolastica. Si dice che si deve cadere per imparare ad alzarsi e questo tempo è stata una bella caduta, ma ricominceremo ad affrontare la vita con la vita stessa.

Chi meglio di voi genitori ha potuto indagare nel profondo i sentimenti in questo periodo? Avrete visto i bambini cambiare e crescere, e non solo fisicamente. Avrete notato quanto il gioco sia “lo strumento” con il quale apprendono. Giochi reali di vita vera, ma anche simbolici come il “far finta di..” Ebbene perché non provare ad usare il gioco del “farfinta” perfarsi raccontare come si sentono, o come immaginano la scuola che troveranno a settembre, o come (peri bambini dell’ultimo anno) immaginano possa essere la scuola primaria?

Raccontate della vostra esperienza personale e delle vostre emozioni, di quando voi siete entrati il primo giorno a scuola. Ricordate loro quanto sono diventati grandi, quante cose sono riusciti a fare, ad imparare, a giocare, insomma cosa e come hanno vissuto a scuola. Quella sarà la nostalgia, sarà il ricordo, ci farà pensare ai cambiamenti, ma anche alle possibilità, ci aprirà al futuro.

I bambini sono il futuro!

Ricordiamoci solo di avere a cuore i loro bisogni, di non sollecitarli prima del previsto, di favorire i racconti, di aprirli al bello, ascoltarli, accoglierli nei loro desideri di conoscenza e nelle loro emozioni, e, soprattutto, di meravigliarsi insieme a loro!

Arrivederci a settembre. Arriivederci a tutti i bambini, ai nuovi, a quelli che torneranno a completare il loro percorso alla scuola dell’infanzia e a quelli che inizieranno il nuovo ciclo alla primaria.

Noi saremo lì, ad attenderli, ad ascoltarli e ad accoglierli con il cuore aperto ai ricordi e alle nostalgie…

 

Le maestre della Scuola dell’Infanzia




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