Ultima modifica: 7 Febbraio 2021

10 febbraio – Giorno del ricordo

Con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, il 10 febbraio è stato riconosciuto quale “Giorno del Ricordo”, con l’obiettivo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Le foibe sono le cavità naturali, profonde anche centinaia di metri, presenti nella regione del Carso, a cavallo tra il Friuli-Venezia Giulia e le odierne Slovenia e Croazia. Lì, a partire dal crollo del regime fascista nel 1943, furono compiuti massacri contro la popolazione italiana ad opera dei partigiani comunisti iugoslavi del maresciallo Tito, che volevano vendicarsi del fatto che, dopo la fine della Prima Guerra mondiale, gli italiani avessero amministrato duramente quelle zone, abitate per metà da popolazioni slovene e croate, anche attraverso la violenza e l’imposizione di un’italianizzazione forzata.

Secondo quei partigiani tutti gli italiani erano fascisti perciò, senza andare per il sottile, tutti gli italiani che vivevano in Istria e in Dalmazia furono trattati come “nemici del popolo”, torturati e poi gettati nelle foibe con una procedura terrificante. Non si sa con esattezza quanti italiani furono uccisi in modo così barbaro, forse 10mila persone, forse di più.

Il 10 febbraio si ricorda la data del trattato di pace di Parigi, firmato nel 1947. Le città di Fiume, Zara così come tutta l’Istria e le isole della Dalmazia vennero annesse alla Iugoslavia. Tutti i beni dei cittadini italiani di quelle regioni vennero confiscati e gli italiani residenti furono costretti  a una fuga forzata e disperata.

Il 10 febbraio, pertanto, sarà un’occasione per la scuola e per gli studenti per riflettere sul nostro passato e sui valori democratici e di solidarietà della nostra Costituzione.

Alla tragedia dei confini orientali il cantautore Simone Cristicchi ha dedicato un coinvolgente spettacolo, Magazzino 18, rievocando il capannone 18 del porto vecchio di Trieste, dove gli italiani in fuga hanno lasciato le loro povere cose, ora sepolte dalla polvere del tempo e, purtroppo, anche della memoria.




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